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Advanced manufacturing valley: tra eccellenze industriali e trasformazione digitale

di Fabiano Benedetti*

Il Friuli Venezia Giulia è un territorio ricco di imprese, filiere produttive, infrastrutture e cluster che identificano la regione, a livello europeo e non solo, come un’eccellenza della tradizione manifatturiera; una vocazione questa, che da sempre ha rappresentato un traino per l’economia regionale e che lo sarà anche nel prossimo futuro. È proprio per questo motivo che il processo di digitalizzazione è essenziale e vitale per la nostra regione.

Sulla capacità che avremo di contaminare manifatturiero e digitale si gioca gran parte del futuro dell’economia regionale, nonché la possibilità di mantenere il ruolo riconosciuto in tutto il mondo di territorio in grado di esprimere grandi eccellenze nella produzione di impianti, macchinari, infrastrutture e arredi.

Da anni, il tessuto produttivo regionale beneficia di incentivi pubblici in asset (macchinari, impianti, software), investimenti che rischiano di essere ampiamente sottoutilizzati se non affiancati da una reale spinta endogena e culturale.

Abbiamo davanti una grande opportunità da cogliere con coraggio: trasformare la nostra regione in un advanced manufacturing valley, un luogo dove la contaminazione tra digitale e manifatturiero sia congenita e rappresenti la vera chiave di volta per creare valore aggiunto durevole. Quello che serve adesso è un investimento importante nella cultura digitale delle aziende; di certo a mancare non sono le tecnologie: sono 20 anni che opero come imprenditore nel settore e non ho mai visto, come in questo momento storico, una tale disponibilità di tecnologie digitali, per giunta a basso costo.

Il valore aggiunto sta, quindi, nell’incontro tra le tecnologie abilitanti (IoT, BigData e Analytics, soprattutto l’Intelligenza Artificiale) e l’eccellenza della tradizione manifatturiera regionale. Ed è questa la leva su cui dobbiamo puntare. Ma quali sono gli elementi principali di questo nuovo paradigma? Per descrivere questo scenario nella mia azienda abbiamo coniato questo nome: l’intelligenza collettiva d’impianto.

Con questo concetto indichiamo lo sviluppo di un processo che passa attraverso due fattori fondamentali: da un lato la creazione, la valorizzazione e l’attrazione di talenti; dall’altro l’up-skilling delle persone che già lavorano in azienda da anni e che oggi hanno la necessità di adeguare le proprie competenze.

In questo, giocano un ruolo fondamentale le Università del territorio, l’ateneo udinese, quello triestino e la Sissa, e gli ITS, in particolare gli istituti Malignani e Kennedy; il loro compito, non facile, è riuscire ad attrarre e formare le nuove generazioni al lavoro del futuro. Starà poi alle aziende far crescere i talenti on the job all’interno di organizzazioni preparate che aggiornano costantemente le proprie maestranze.

Nei prossimi mesi, inoltre, il Recovery Fund destinerà una quota consistente di denaro alla digitalizzazione delle imprese; se non avremo uomini e donne qualificati per impiegare bene queste risorse, rischiamo di perdere un’importante partita e con essa un vantaggio competitivo notevole nei confronti di chi questi soldi li saprà utilizzare meglio di noi.

Focalizzare i nostri sforzi sulla crescita della cultura digitale d’azienda, valorizzare i talenti insieme al consolidato know-how regionale, può innescare un meccanismo virtuoso e dare origine a un “effetto mulinello” molto proficuo e che ci permetterà di attrarre gli investimenti dei big tech internazionali, come Microsoft, IBM, NVIDIA, Google. Ciò, insieme all’esperienza concreta delle aziende nell’applicazione delle tecnologie digitali nei processi produttivi, può fare da traino per attirare ancora più risorse e investimenti da fuori Regione, cosa che a sua volta permetterà di attrarre ancora più talenti, ancora altri big tech, altri casi aziendali e nuovi investimenti, in un circolo che davvero potremmo definire virtuoso.

Fare del Friuli Venezia Giulia un advanced manufacturing valley non è quindi un’aspirazione così lontana: abbiamo tutti i presupposti e le capacità per farlo, ma dobbiamo essere consapevoli che non possiamo vincere questa rivoluzione digitale senza una profonda preparazione sul digitale delle imprese e senza che le nostre competenze siano in grado di saper utilizzare al meglio tutti gli strumenti tecnologici che il mercato offre oggi e che, soprattutto, offrirà domani.

*CEO di beanThech