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Sistema ARGO: un piano per farlo crescere

di Francesco Ciardiello*

Un sistema complesso, aperto e inclusivo che trova nell’incontro tra la ricerca applicata e il mondo delle imprese il suo punto di forza, una base su cui costruire lo sviluppo di competenze e nuove eccellenze. È su questa idea che nel 2018 è nato il progetto Sistema ARGO, un modello innovativo che opera mettendo in rete infrastrutture tecnologiche, competenze scientifiche ed esperienze maturate dai singoli partner, realtà pubbliche e private, per ottimizzare le risorse (umane, strumentali e finanziarie) disponibili e creare progettualità condivise in specifici ambiti, scelti quali prioritari. Parliamo di trasformazione digitale, generazione di nuova impresa, sviluppo di insediamenti industriali innovativi e ricerca e analisi applicata ai settori della genomica e dell’epigenomica.

Se analizziamo alcuni di questi “settori”, anche alla luce dell’emergenza pandemica legata alla diffusione del Covid-19, possiamo affermare che le idee di sviluppo e di investimento del Sistema ARGO  siano state, in un certo senso, di avanguardia e abbiano anticipato alcuni andamenti e modelli di governance oggi più diffusi; in particolare l’implementazione del modello hub & spoke e, per quanto riguarda i filoni di attività, l’innovazione di processo attraverso la trasformazione digitale e la scelta dei settori della genomica ed epigenomica come ambiti di ricerca applicata e fornitura di servizi bastati sull’analisi e la gestione FAIR (Findable, Accessible, Interoperable and Reproducible) dei dati di sequenziamento raccolti.

Che la digitalizzazione dei processi, pubblici e privati, fosse una priorità nonché una necessità per il nostro Paese, era chiaro da tempo, come pure che la genomica e l’epigenomica fossero centrali nella ricerca scientifica per le dirette ricadute sul benessere collettivo, pensiamo alla diagnosi e alla cura delle malattie. Tuttavia, ambiti di applicazione a parte, l’intuizione dei promotori di Argo è stata impegnarsi nella sollecitazione e sostegno di un partenariato pubblico-privato che operasse per realizzare questi e ulteriori obiettivi. Ricerca applicata al mondo industriale, formazione avanzata, condivisione della conoscenza e trasferimento della stessa sono da sempre i capisaldi del programma.

Si è trattato di una iniziativa sfidante e singolare con aspetti anche di complessità, che non hanno fatto mancare, in questi anni, qualche criticità. Criticità, mi sento di dire, che non hanno costituito un freno, un impedimento allo sviluppo del progetto e al raggiungimento del suo scopo, ma piuttosto step necessari per assestare obiettivi, metodi e priorità.

Ora che le basi del sistema sono ben consolidate, grazie anche al lavoro di coordinamento e attuazione svolto da Area Science Park e agli investimenti nella strumentazione avanzata (es. il data center ORFEO e il sequenziatore del laboratorio LAGE di Area e le tecnologie attive nei 4 dimostratori di IP4FVG), si può guardare al futuro e alle opportunità che potranno scaturire anche dal Piano Nazionale di Resilienza e Resistenza, dalle sue ricadute dirette sui territori e sulle realtà che vi operano. Tra gli obiettivi del PNRR,  l’impegno a rafforzare la relazione tra ricerca e imprenditoria, e a sostenere i processi di innovazione e trasferimento tecnologico a supporto della transizione digitale ed ecologica del Paese è in linea con la missione di Argo e in particolare di una delle sue linee di attività IP4FVG, il digital innovation hub regionale, l’asset dedicato alla trasformazione digitale delle imprese del Friuli Venezia Giulia, che, nato su base regionale, ha sempre mirato a prospettive di sviluppo di livello nazionale ed europeo.

Per continuare a percorrere il tracciato, lo scorso luglio è stato siglato il rinnovo del protocollo del Sistema Argo che ha confermato la volontà del MUR, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del MISE di proseguire l’impegno a lavorare su progettualità condivise, ognuno apportando il proprio peculiare contributo.

Questo secondo triennio di attività di ARGO sarà dedicato al consolidamento delle azioni di maggior successo del progetto, mirando a garantirne la sostenibilità di lungo termine anche attraverso le forme di co-finanziamento derivanti da investimenti privati oltre che dalla partecipazione ai bandi per progetti dalla scala regionale a quella europea. In questa prospettiva, sarà importante individuare e attrarre nuovi partner da ogni parte che possano portare un valore aggiunto, in un’ottica di maggiore specializzazione. La trasformazione digitale è, di certo, la chiave di volta dello sviluppo 4.0 del Paese, lo è per le imprese, per gli enti pubblici e privati di ricerca, le università e per il mondo della formazione, ma per la sua piena attuazione necessita di competenze scientifiche e capacità di trasformarle in innovazione tecnologica.

È una sfida importante che il sistema Argo e tutti i suoi partner hanno accettato per essere sempre più a disposizione della collettività produttiva e scientifica. Sul successo di questa sfida nel triennio 2021/23, il MUR interviene finanziando Area per il prossimo decennio con il progetto e-ARGO.
Un progetto, una sfida che intende sostenere l’implementazione su scala nazionale del modello ARGO.

 

*Presidente del Comitato Strategico del Sistema Argo
Ministero dell’Università e della Ricerca