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2 aprile 2020

Internet regge il sovraccarico generato dall’emergenza: è l’Italia a essere arretrata

In questi giorni la struttura e la tenuta di internet sono messe sotto i riflettori a causa del graduale stop delle attività e dell’aumento dello smart working da casa. Dall’inizio del lockdown in Italia i principali operatori di telecomunicazioni hanno registrato un aumento del traffico su rete fissa di circa il +30% con picchi del +50%, che fa riscontrare più di qualche problema di ingorghi e saturazione delle linee. Il picco di utilizzo di internet, che tipicamente si registra il sabato sera, avviene ora alle 11.30 di mattina dei giorni infrasettimanali, quando la gran parte delle persone è occupata in attività lavorative, in conference call, lezioni da remoto, così come attività di video-chatting, ricerca e consultazione di notizie e video.

Internet regge

Dopotutto, come fa notare sul sito Buzzfeed Roger Entner, fondatore e analista di ReconAnalytics, “Internet è stato progettato per sopravvivere a un’esplosione nucleare”: difficile pensare che tutto questo collassi. La rete sta reggendo e gli operatori del settore dispongono di risorse e strumenti tecnologici per gestire i picchi di traffico legati al boom di connessioni di queste settimane. Tutti gli attori del mercato del digitale si stanno impegnando al massimo perché i servizi di telecomunicazioni e le piattaforme digitali rimangano disponibili a tutti i cittadini e a tutte le imprese.

Digital divide: le infrastrutture

Tuttavia da questa situazione emerge una serie di carenze che caratterizza struttura, accessibilità e utilizzo della rete nel nostro paese.

Le parziali problematiche legate alle performance evidenziano alcune inadeguatezze delle reti e delle infrastrutture, così come il problema di accessibilità alla rete stessa: infatti, sono circa 11 milioni (ovvero circa il 20% della popolazione) gli italiani che attualmente vivono in aree ancora non raggiunte dalla banda larga; si tratta di zone montane, campagne, periferie, ma anche di singoli quartieri di grandi città.
Sempre secondo i più recenti dati di Agicom (ottobre 2019) circa il 30% degli italiani ha una banda larga fissa di tipo Adsl con una velocità inferiore a 30 Mbps che potrebbe essere non adeguata a sopportare i carichi di traffico richiesti dalle modalità di smart working. Infine, solo un terzo della popolazione ha una dotazione di banda domestica che garantisce di non avere ripercussioni sul lavoro da casa.

Un altro problema riguarda tutti quei cittadini, dipendenti pubblici e privati, che, chiamati al telelavoro o smart working, non dispongono presso la propria abitazione di un accesso di rete fissa, se non addirittura di un computer. Un ulteriore passo indietro: la possibilità di connessione alla rete c’è, ma manca un abbonamento ad internet, che non può essere sostituito da uno smartphone.

Digital divide: le competenze

Il divario digitale nel quale siamo immersi si compone di più elementi, complementari e inestricabili: dai problemi riguardanti l’infrastruttura alla mancanza di le competenze digitali.

In questi giorni più che mai emerge il ritardo del nostro paese in termini di alfabetizzazione digitale o cultura della rete: secondo i dati Ocse in Italia circa il 26% della popolazione tra i 16 e i 74 anni non ha mai navigato in rete (contro una media del 14% negli altri stati sviluppati). Questo significa che circa 10 milioni di persone non utilizzano la rete: molti di essi, pur disponendo di un accesso internet, non hanno conoscenze e competenze per accedervi e sfruttarne le potenzialità. Non si tratta solo di una questione anagrafica: nonostante l’Italia sia il paese più vecchio d’Europa, la tecnologia sembra aver funzionato sempre poco dalle nostre parti. Il digital divide ha origini lontane e legate alla cultura: fin da subito l’Italia si è distinta dal resto d’Europa per la forte vocazione agli smartpone e alle reti mobili e un’attenzione di gran lunga inferiore alle altre infrastrutture tecnologiche. Come riporta Il Sole 24 ore, “da sempre in Italia a tecnologia è stata confusa con la tecnica e questi saperi sono stati messi da parte o ritenuti meno nobili.”

Quali azioni intraprendere

Molto importante in questo momento è evitare di acuire le disuguaglianze che il gap di accesso alle risorse sta rendendo sempre più manifeste. Bisogna pensare e agire subito per potenziare i servizi per tutti gli utenti finali, senza discriminazioni, così come è necessario ampliare i servizi a banda ultralarga, anche riducendo le barriere economiche d’ingresso per il cliente finale.
Le azioni intraprese adesso saranno fondamentali per affrontare in modo strutturato la crisi che si sta configurando e far sì che tutte le strutture dell’apparato statale e delle aziende private possano rispondere in maniera adeguata in termini di strutture, infrastrutture e competenze.

 

 

 

 

Fonti:
Buzzfeed
Agenda Digitale
Corriere.it
Il Sole 24 Ore – Smart Working