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5 gennaio 2021

2021: cavalcare l’onda per dominare il caos

Intervista a Fabio Candussio, docente di sistemi informativi aziendali all’Università di Udine

Viviamo in un contesto socioeconomico mutevole e instabile, in cui prevedere effetti e conseguenze di scelte, decisioni è estremamente difficile. Un contesto di questo tipo rende il lavoro dell’imprenditore ancora più complesso. Fabio Candussio, docente di sistemi informativi aziendali all’Università di Udine e Founding Partner at Novalia, quali sono le sfide per le imprese nel 2021?
Non parlerei di sfide ma di onde da cavalcare perché, oggi, un’impresa sopravvive con successo solo se impara a vivere sull’ “orlo del caos”: sopravvivere in un sistema complesso in cui sfruttare l’energia del business, senza esserne travolti. L’orlo del caos è quello spazio “immaginario” che delinea il giusto equilibrio tra il disordine e l’ordine, dove il disordine è la ricerca, la creatività che suggerisce nuovi prodotti, modelli o servizi, mentre l’ordine rappresenta la capacità di sviluppare concretamente e industrializzare quella forza generatrice. La gestione di queste due forze in un mondo sempre più complesso è la sfida quotidiana per ogni imprenditore, che deve continuamente evolversi senza né fossilizzarsi, né disgregarsi.

Ma torniamo alla onde. Quante e quali sono?
Sono quattro e tutte interconnesse tra di loro. La prima è la trasformazione digitale, l’impiego su larga scala di tecnologie abilitanti: dalla realtà aumentata alle blockchain, dall’industrial IoT ai cobot, i robot collaboratori. Sebbene siano considerate imprescindibili le tecnologie hanno tre limiti: sono solo acceleratori, non sono ancora mature e necessitano di integrazione, da sole sono commodities. Grazie all’innovazione tecnologica l’imprenditore si prepara a cavalcare l’onda ma non è detto che riesca a governala.

E come si superano questi limiti?
Con il tempo e con la gestione integrata delle altre onde. I limiti della tecnologia, però, non devono essere un alibi. La complessità cresce con gli anni e con la diversificazione dei mercati e un imprenditore deve avere sempre una valigetta degli attrezzi a cui attingere nei momenti di difficoltà.

Torniamo alle onde. Tecnologia imprescindibile, ma non sufficiente da sola.
Esatto! La seconda onda, connessa alla prima, è rappresentata dagli advanced analytic. Le tecnologie sono enormi raccoglitori di dati, ma servono a poco se non c’è un processo di studio e analisi dei dati, troppo spesso assente all’interno di un’azienda. Alla cultura tecnologica va, quindi, unita la cultura del dato: giga e giga di informazioni che nessuno sta guardando e che hanno un enorme valore. Capire come leggerli, analizzarli e usarli rappresenta un vantaggio competitivo per un’impresa.

Cultura della tecnologia e del dato che portano con sé anche una cultura organizzativa diversa.
Per innescare un cambiamento che ci aiuti a rispondere all’instabilità del contesto, è fondamentale accogliere in azienda nuove figure professionali, i cosiddetti creativi smart, che non sono solo i laureati più promettenti, ma sono lavoratori versatili, che lavorano out the box, e che così facendo generano occasioni di contaminazione. In questo modo si costruisce una cultura collaborativa, smart e condivisa, che segue il modello di un alveare e a cui si applicano quattro regole: l’interconnessione che porta a scardinare le classiche reti aziendali e a costruirne di nuove, la ridondanza, ossia creare insieme specializzazione e controllo agevolando la rotazione del personale, la condivisione continua di informazioni, e, infine, la capacità di riconfigurazione a seconda delle esigenze.

Le tre onde di cui abbiamo parlato sinora sono tutte interne all’azienda. Ma il contesto esterno, la filiera, che negli anni sta assumendo un ruolo sempre più centrale, che valore ha?
È, a mio avviso, l’onda più importante, la quarta e l’ultima del mio elenco. Si traduce nella capacità di creare un sistema cooperativo, ossia lavorare con logiche win – win. In un’economia complessa come quella in cui ci troviamo, nessuna azienda è in grado di vincere le sfide del mercato da sola. Questo approccio consente di cambiare il modello di business perché, quando l’ecosistema muta, il modello in uso potrebbe non funzionare più. Non bisogna mai dimenticare di porsi la domanda: per quale motivo i miei clienti dovrebbero comprare ancora i miei prodotti, i miei servizi? Rispondere, usando la nostra cassetta degli attrezzi, è l’unico modo che abbiamo per continuare a surfare all’orlo del caos.