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Innovazione e risorse umane, leve per la produttività e la qualità del lavoro

Puntare sull’innovazione premia. Lo dimostrano i risultati dell’analisi dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP) che nei giorni scorsi ha presentato la sua quinta indagine “Qualità del lavoro”. 

Secondo l’INAPP l’8% delle aziende italiane, soprattutto grandi, è riuscita ad accrescere la propria competitività nei mercati e migliorare la qualità del lavoro per i propri dipendenti proprio grazie a politiche di innovazione.  

Sono le cosiddette “imprese smart” (intelligenti), nelle quali il cambiamento e l’innovazione hanno generato un incremento della produttività (85% dei casi) e del fatturato (78%). In circa il 70% dei casi, inoltre, si registra inoltre un aumento del benessere e della motivazione dei lavoratori.  

“I risultati dell’indagine dimostrano che le imprese che hanno puntato su innovazione, cambiamento organizzativo e buona gestione delle risorse umane sono riuscite a costruire una ‘fortezza virtuosa’ capace di resistere agli shock e di generare un’elevata qualità del lavoro”, ha spiegato il presidente dell’Inapp Sebastiano Fadda. Tra le imprese smart, infatti, solo l’11% dichiara di aver subito forti effetti negativi dalla crisi per l’emergenza Covid, rispetto ad una incidenza media nazionale pari quasi al doppio, il 21%. 

La propensione al cambiamento dal punto di vista HR e di processi innovativi ha quindi premiato le imprese smart che, oltre alla maggiore competitività sul mercato, fanno registrare anche una qualità del lavoro superiore: si tratta di realtà caratterizzate da un’ampia partecipazione sia nella pianificazione delle attività (54,1% dei casi), che nella discussione dei cambiamenti organizzativi (73,6%) e attenzione al tema del life work balance (l’81% delle imprese ritiene responsabilità dell’azienda la conciliazione vita privata-lavoro).  

In queste aziende, inoltre i lavoratori hanno una maggiore stabilità lavorativa: nel 91% dei casi non sono presenti lavoratori a tempo determinato, e, laddove presente, il precariato porta alla successiva stabilizzazione nel 78% dei casi. 

Lo studio Inapp ha preso in considerazione un campione di oltre 5.000 imprese del territorio e oltre 15.000 occupati, e ha fatto emergere altre tre categorie di imprese sul territorio nazionale: le “tradizionali di qualità” (50% delle imprese italiane) con un elevata consistenza di lavoratori permanenti, una bassa propensione allo smart working e un discreto livello di innovazione; le “ibride” caratterizzate da un elevato livello di lavoratori a tempo determinato e una bassa propensione al lavoro agile delle attività (20% delle imprese italiane) e, infine, le “resilienti” sia in termini di gestione delle risorse umane che d’innovazione (16% delle imprese italiane). 

 

I principali risultati della V Indagine Inapp sono evidenziati dai due working paper:
Le determinanti di un buon lavoro durante l’emergenza sanitaria
Le imprese nell’emergenza: caratteristiche, comportamenti e scelte organizzative

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