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17 febbraio 2020

Regolamentare l’Intelligenza Artificiale, la direzione dell’Europa

L’Unione Europea sta elaborando un quadro normativo sull’intelligenza artificiale: il testo, che dovrebbe essere presentato a fine febbraio, sarà il risultato della discussione pubblica su come affrontare le sfide poste nel suo insieme da questa tecnologia.

Recentemente è stata pubblicata da Euractiv la bozza del documento (qui il documento integrale) in cui spiccano cinque opzioni normative per l’AI:

  1. Etichettatura volontaria
  2. Requisiti settoriali per la pubblica amministrazione e il riconoscimento facciale
  3. Requisiti obbligatori per applicazioni ad alto rischio
  4. Sicurezza e responsabilità
  5. Governance

Non è ancora del tutto chiaro come verranno sviluppate le 5 opzioni e, secondo l’ipotesi di Euractiv, la Commissione potrebbe decidere di adottare formalmente un ‘mix’ delle opzioni 3, 4 e 5.

Un importante argomento che emerge dalla bozza è certamente la possibilità di limitare o vietare i sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici per un periodo di 5 anni, azione che potrebbe salvaguardare “i diritti delle persone, in particolare contro ogni possibile abuso della tecnologia”.

Altra tematica toccata nel documento è quello dell’accessibilità dei dati al fine di addestrare in maniera adeguata i sistemi di intelligenza artificiale e, di conseguenza, limitare il rischio di discriminazioni e pregiudizi.

Per quanto riguarda la sicurezza legata allo sviluppo dell’IA, l’ipotesi è quella di modificare alcuni aspetti mirati della legislazione comunitaria, come, per esempio, la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti, la direttiva sulle macchine, quella sulle apparecchiature radio e quella sull’affidabilità del prodotto.

Sul tema della responsabilità la commissione afferma che potrebbero essere necessari adeguamenti per chiarire la posizione degli sviluppatori di AI e distinguere le responsabilità di questi da quelle dei produttori, dei fornitori e degli utenti di AI. Di fatto la responsabilità dovrebbe spettare  all’attore nella posizione migliore per ridurre al minimo i potenziali rischi.

Verso una legislazione europea

Il cammino verso una legislazione europea che regolamenta l’Intelligenza Artificiale è incominciato nell’aprile del 2019 quando la Commissione Europea aveva pubblicato un documento contenente gli orientamenti etici per un’AI affidabile (qui il testo), redatto da un gruppo di 52 esperti di alto livello, tra cui gli italiani Luciano Floridi, Stefano Quintarelli, Andrea Renda. Lo stesso gruppo, nel giugno dello scorso anno, ha poi elaborato le raccomandazioni politiche e di investimento per un’intelligenza affidabile in cui ha indicato l’esigenza di regole, per proteggersi dall’impatto negativo che potrebbero avere, in particolare l’identificazione biometrica (come il riconoscimento facciale), l’uso di sistemi autonomi di armi letali (come i robot militari), la profilazione dei bambini con sistemi di Intelligenza artificiale, nonché l’impatto dell’IA sui diritti fondamentali dell’uomo.
Qualche tempo dopo, tra le priorità espresse dalla Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyden, è emersa l’esigenza di guidare in ambito legislativo l’Europa attraverso la transizione digitale per rispondere alle sfide imposte dalle nuove tecnologie.
Stiamo quindi per arrivare alla pubblicazione dei cosiddetti libri bianchi, ovvero

“documenti che contengono proposte di azione dell’Unione europea (UE) in un settore specifico. Essi costituiscono talvolta il prolungamento dei libri verdi, il cui scopo è invece quello di avviare un processo di consultazione a livello dell’UE. Lo scopo dei libri bianchi è di avviare una discussione con il pubblico, le parti interessate, il Parlamento europeo e il Consiglio allo scopo di raggiungere il consenso politico.”

L’obiettivo, quindi, della prossima pubblicazione è quello di dare il via a un dibattito a livello nazionale e sovranazionale, nel pubblico, nel privato e all’interno delle istituzioni europee sulle tematiche relative all’intelligenza artificiale.

Per l’adozione di una vera a propria legislazione europea condivisa, quindi, la strada appare ancora lunga: i primi importanti passi in questo lento, ma continuo percorso si stanno, fortunatamente, già facendo.

 

 


Fonti:
Agenda Digitale
RaiNews
Euractiv
EUR-Lex